Missionari Oblati di Maria Immacolata

Ecco come, nel 1983, Lavinia descrive la sua “chiamata”, alla luce di quanto vissuto a servizio della Comunità di Marino dal ’76 all’88.
«Tante persone, uomini e donne, collaborano in vari modi con gli Oblati di Maria Immacolata, a tempo pieno o saltuariamente e in vari settori. Vi sono poi persone come le "COMI", l’"AMMl", ecc. che, consacrate, appartengono o fanno parte di Istituti chiaramente e giuridicamente legati alla spiritualità Oblata, ma con un loro preciso Statuto o Regola.
Noi siamo state chiamate da Gesù ad una vocazione specifica:
essere mamme
vivere cioè, sia pure indegnamente, Maria. Essere presenza prettamente mariana, presenza non solo fisica, ma spirituale, soprattutto spirituale.
Il loro "Essere" deve essere tutto Maria al servizio degli Oblati: Padri, Scolastici, Novizi, Giovani. Il loro cuore deve dilatarsi a tutti, seguirli con le loro preghiere, essere attente alle loro necessità, essere disponibili alle esigenze - secondo le loro attitudini - in ogni occasione: cucinare, occuparsi del guardaroba, lavori a maglia, battitura a macchina, ecc., ma tutto con lo spirito di Maria, anzi, direi meglio, con l'amore di Maria.
Tutto deve essere fatto silenziosamente, con tanta discrezione, con tanto amore, con la gioia grande di sapersi al servizio di Gesù.
Ogni Padre, ogni giovane, per loro è Gesù. Ognuno di loro è Maestro, e figlio.
Devono vivere la vita della Comunità (non necessariamente in Comunità) condividendo gioie e apprensioni; devono saper ascoltare, saper vedere, saper intuire, ma devono altresì saper tacere; il loro compito è amare, non commentare.
Ognuno al proprio posto. Maria, la Madre, intuiva, sapeva, amava, non commentava. Avrà espresso qualche suo pensiero, ma obbediva e aiutava il Figlio nel silenzio, nel nascondimento, nel servizio.
Ecco, questo è il nostro compito. Non si tratta di collaborazione, si tratta di vita evangelica prettamente mariana».