Scolastica Adrich

Una presenza attenta e pronta


(1921-2003)

Scolastica Andrich, essendo morti i suoi genitori nel 1963, va ad assistere un suo anziano parente di 84 anni, barba (zio) Berto. Fu proprio nella casa di Barba Berto che nel ’68 arrivarono i Missionari Oblati per cercare un alloggio per un “campeggio” di giovani. Da quell’anno, ogni estate sono arrivati a Vallada gli Oblati, i giovani e i novizi che hanno trovato in lei una presenza attenta e pronta ad intervenire nelle mille necessità del quotidiano. Scolastica racconta la sua esperienza con la comunità di Marino:

Quando il lunedì dell'Angelo del 1968 vidi, alla fine della S. Messa, entrare Ettore con due Sacerdoti, non pensai proprio che da quel giorno la mia vita sa­rebbe cambiata. Però in quel momento non avevo nessuna intenzione di incon­trare quei tre e me ne andai di corsa a casa a dar la colazione al Barba Berto che assistevo da anni quale governante, così egli mi chiamava. Poi di corsa giù in ca­nonica a prendere i fiori da portare a S. Simon per preparare la Chiesa per un Matrimonio. Vedendo quei tre con il Parroco piano piano presi i fiori e me ne andai.
Tornata a casa trovai la porta aperta e mi chiedevo come mai; come risposta sentii scendere dalla soffitta proprio quei tre e uno di loro, che poi seppi essere P. Marcello, mi disse: che bello, faremo un cenobio di S. Scolastica e di S. Be­nedetto. Non capivo. Entrati da Barba Berto che stava ancora a letto, sentii ancora quel Sacerdote dire: si, sì, la casa è grande e bella; spostando un po' i mobili, liberando metà soffitta, tutto sarà a meraviglia per il campeggio. Barba Berto disse che se le nipoti acconsentivano, lui sarebbe stato felice che la cosa si facesse.
Io fremevo dentro di me perché vedevo rotta la mia tranquillità, ma cercai di nascondere il mio intimo perché troppo grande era la mia venerazione per il Sacerdozio, e questi erano dei Sacerdoti. Mi dissero che se c'era qualcosa in contrario li dovevo avvertire e mi lasciarono l'indirizzo: sarebbero tornati a giugno per preparare. Dirò la verità, sperai che non tornassero più; a me bastava la Parrocchia che da tanti anni ormai era diventata la mia vita. Invece tornarono a giu­gno e buttarono la casa per aria. Io tacevo e fremevo, ma poi la carità cristiana e più il grande amore per il Sacerdozio fecero sì che cominciai a convertirmi, tanto che quando ad agosto arrivarono per il campeggio, guardai tutti più benevolmente. Erano una quindicina di giannizzeri scatenati e due Padri. Io non avrei dovuto far niente per loro: una signorina del paese faceva loro da mangiare. Ma dopo pochi giorni portarono i ragazzi in Pianezze, una montagna vicina, e lì scoppiò un temporale, così tornarono tutti bagnati. Vidi i ragazzi giù dalla fonta­na alle prese con i pantaloni, perché non essendo abituati alla montagna avevano camminato più con il sedere che con le gambe! Cercai di aiutarli e da allora... quanti pantaloni che ho lavato!
Ricordo che in quei giorni venne a trovare Barba Berto un nipote e sen­tendo dei rumori sopra, chiese a Barba Berto se gli dessero fastidio e lui disse di no; già!, lui era sordo e non sentiva quasi per nulla il fracasso che si faceva di so­pra. Solo che io allora non ero ancora sorda. Dico la verità che specialmente la sera quando entravo in camera mi sembrava che mi cadessero in testa: la casa tremava tutta come ci fosse il terremoto. Quando poi questo nipote chiese anche a me se mi davano fastidio, dissi con sincerità che non disturbavano affatto. Stavo convertendomi.


Scolastica e Barba Berto fra due giovani

Alla fine del campeggio i giannizzeri se ne andarono per gli esami di riparazione e rimasero per alcuni giorni con P. Marino, P. Angelo ed Ettore quelli che furono i primi Novizi di Marino: Fabio, Rino, Peppino Palumbo, e Celso che per una caduta dalla montagna sembrava dover rimanere menomato per sempre, invece con la bravura e la pazienza dei dottori e con le nostre preghiere a S. Eugenio guarì così bene che da quasi 20 anni è nella foresta del Cameroun a fare il Missionario. Quando questi giovani assieme ai Padri se ne andarono chiesi a P. Marino se sarebbero tornati e lui mi disse che non lo sa­peva; fu per me come una doccia fredda. Ma con Barba Berto e la gente del pae­se incominciammo ad aspettarli perché avevamo capito che vivevano un cristia­nesimo un po' diverso, sapevano amare tutti ed amarsi tra di loro. Tornarono per l'ordinazione e Prima Messa di P. Ettore e poi per una Missione, tornarono per i campeggi d'estate e per qualche giorno d'inverno: tutte le occasioni diventavano buone perché avevano capito che la casa di Barba Berto diventava un po' casa loro.
Il 19 novembre 1974 Barba Berto se ne andò in Paradiso e dopo un po’ scesi a Marino per andare a Roma con la signora Solina. L’impatto col nuovo ambiente fu terribile e dopo tre giorni dissi a p. Marino che sarei tornata a Vallada. Lui mi guardò e non mi disse niente: non so se era meravigliato o deluso. Ricacciai le lacrime e pregai: alla fine mi dissi che forse era volontà di Dio che rimanessi. Andai a Roma con la signora Solina e proprio in quei giorni ci fu la Beatificazione del Fondatore degli Oblati. Fu una cosa bellissima: vidi tanti missionari, tanta gente di tutto il mondo ed il mio cuore si dilatò al vedere una Chiesa grande, bella, universale.
Mi costò molto abituarmi a Roma, abituata al mio paese dove passavano due o tre macchine al giorno. Non riuscivo a capire davanti alle macchine che mi sfrecciavano avanti: semafori, sensi unici, strisce pedonali, frecce, strombettamenti da assordire... e credo che il mio angelo custode abbia avuto il suo da fare se non sono finita sotto una macchina, magari aiutato dai nove cori dei suoi amici. A rompere un po’ la monotonia della casa venivano ogni tanto da Marino e Vermicino padri e giovani a trovare la signora Solina ed io intanto conoscevo sempre più questi Oblati, leggendo anche le gesta, la vita non solo del Fondatore, ma anche dei suoi missionari al Polo Nord ed in Africa. E conoscendoli li amavo. La signora Solina poi aveva una predilezione, una venerazione per p. Messuri che, diceva, l’aveva “guarita”. P. Messuri è stato ucciso in tempo di guerra, perché aveva riconosciuto i ladri entrati in casa, ed ora la signora vedeva ed amava solo gli Oblati. Il giorno di Natale 1981, a mezzogiorno, lei mi morì tra le braccia. Dopo tornai a Marino, dove sono attualmente, cercando con amore e donazione di servire ed amare giovani e padri.

Ricordo a Vallada quanti giovani per il campeggio: cantavano, giocavano, lavoravano, ma soprattutto pregavano, lì, nella chiesa di Andrich, o per i viottoli della montagna. E quanti sentirono proprio là la chiamata ad essere tutti di Gesù.

Il 6 gennaio 2003, solennità dell’Epifania del Signore, Scolastica si è spenta a Marino. Nel 1997, p. Marcello Zago, allora Superiore generale, l’aveva insignita del titolo di Oblato onorario.

Missionari Oblati di Maria Immacolata - Corso Vittoria Colonna 158, 00047 Marino Laziale, ROMA